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martedì 14 maggio 2019

Martucci-Diaz, Foggia



FOGGIA – Aree destinate a verde pubblico abbandonate e trasformate in discarica, strade dissestate che diventano grandi pozzanghere con la pioggia, l’assenza pressoché totale di spazi verdi attrezzati per i bambini, nessun vero parco pubblico, un traffico congestionato e pericoloso soprattutto negli orari di uscita dalle scuole. “La situazione del Rione Martucci è quella che abbiamo documentato in questo dossier fotografico realizzato oggi, martedì 14 maggio 2019Sono nato e vivo in questo quartiere, ne conosco ogni angolo e la storia. Fui io a interessarmi dell’installazione dei dossi artificiali che ora sono completamente saltati. Mi interessai direttamente anche del PIRP, il Programma Integrato di Riqualificazione delle Periferie che destinava al Martucci-Diaz circa 4 milioni di euro: bisogna chiedere a Landella perché né quel piano né altri progetti siano mai stati portati a termine o ideati ex novo per migliorare i quartieri di cui stiamo parlando. Venite a farvi una passeggiata da queste parti: i marciapiedi praticamente non esistono, invasi come sono da erbacce e vegetazione senza manutenzione; la sera è ancora peggio, perché la pubblica illuminazione è insufficiente. Foggia ha avuto i finanziamenti per ben due reti pubbliche di videosorveglianza, ma il Rione Martucci, così come il Villaggio Artigiani, il Rione Diaz e altri quartieri decentrati sono stati sempre esclusi, nemmeno considerati per ciò che attiene alla sicurezza. Il progetto di riqualificazione che avviammo, e che Landella non ha mai portato a termine, prevedeva la creazione di un vero parco giochi, la riqualificazione completa di Via Raffaele Petrilli, un vero e proprio ‘budello’ di cemento e degrado con fabbricati fatiscenti. La situazione è perfino peggiore nel Rione Diaz: qui un parco giochi c’è, fu realizzato dall’Amministrazione Ciliberti, ma le attrezzature ludiche per i bambini sono rotte, arrugginite, con altalene senza seggiolini. Anche al Rione Diaz, marciapiedi e strade sono dissestati, senza manutenzione, in alcuni casi con tratti impercorribili. Per non parlare dei cassonetti per l’immondizia, la maggior parte dei quali in stato di evidente degrado, che non sono mai stati sostituiti. In questi giorni, le cassette postali dei condominii di tutta la città sono state riempite da ‘Foggia Informa’, una pubblicazione di 30 pagine in cui Landella racconta i suoi cinque anni di attività amministrativa. Cinque anni, 30 pagine, più di 1800 giorni di amministrazione e niente, nemmeno una parola su come sono ridotti i nostri quartieri periferici. Neanche una parola sul Rione Martucci, il CEP, il Rione Diaz, la zona del Salice, Candelaro, via Lucera, le baracche in lamiera e cemento vicino al Palazzo di Giustizia e quelle poste nel cuore di Foggia. Cosa è stato fatto per via San Severo e per quei quartieri negli ultimi cinque anni? Nulla è stato fatto anche per le periferie più lontane dal nucleo della città, vale a dire le borgate: Tavernola è al buio, con strade pericolosissime; Segezia, Arpinova e Cervaro sono state completamente abbandonate. Le potenzialità di Borgo Incoronata restano inespresse, dimenticate. Landella può inventarsi di tutto, ma la situazione purtroppo è quella che vediamo. Mancano luoghi pubblici, strutture dove gli anziani possano ritrovarsi, dove i giovani possano organizzare corsi, iniziative, concerti. Non ci sono strutture sportive. Al Rione Diaz il passaggio a livello strozza il quartiere, crea code, disagi, scie di smog. Cosa è stato fatto per il CEP? A Candelaro, in via Lucera, al Salice, ma anche nella zona 167 nulla è stato fatto. E infatti nulla c'è scritto in quelle 30 pagine di propaganda.












venerdì 10 maggio 2019

A San Michele chiude l'oratorio: cos'è diventata Foggia?



(la foto in home è di FoggiaCittàApertaQuanto è successo all'oratorio della parrocchia San Michele, a Foggia, è molto grave. Trovarsi costretti a limitare l'accesso a uno spazio di gioco e di formazione è una scelta dolorosa che rende sgomenti e pone un interrogativo su cosa sia diventata la nostra città, su quale sia il livello di violenza e disprezzo delle regole che si è raggiunto. Vorrei fosse chiara una cosa: una situazione così grave e delicata ci interroga tutti sulle responsabilità collettive di un imbarbarimento che fa male. Si tratta di una questione che va affrontata con umiltà, senza spacciare soluzioni miracolose a buon mercato.

Lo scorso novembre, il Comitato Unicef Foggia ha lanciato una proposta attraverso la sua presidente, Maria Emilia De Martinis: la convocazione degli Stati Generali dei diritti dei bambini. I ragazzini che si rendono protagonisti di episodi di bullismo risentono di una situazione sociale, educativa e familiare evidentemente molto difficoltosa. Per questo credo che la proposta del Comitato Unicef Foggia vada accolta. Bisogna fare qualcosa, bisogna farlo subito.

Nella nota attraverso la quale il Comitato Unicef Foggia lanciò quella proposta, si legge che Foggia non è una città per bambini”, come confermano tristemente le classifiche sulla qualità delle vita nelle province italiane. Quello del capoluogo è l’esempio e il paradigma per la maggior parte delle piccole e grandi città della provincia, purtroppo. Per i bambini che vivono condizioni familiari, sociali ed economiche di disagio, oltre al sostegno che può arrivare o meno da associazioni e slanci di singoli cittadini, non c’è una rete, una carta dei servizi, un programma che punti in modo sistematico e strutturale a sottrarli dalla marginalità per sostenerne la crescita e le prospettive di futuro". Questo è quanto si legge nella nota di qualche mese fa. Una nota nella quale si leggeva che "ci sono bambini, con le loro famiglie, che crescono in abitazioni di fortuna, case che sono poco più che baracche, con freddo e umidità d’inverno, caldo infernale d’estate. I quartieri popolari sono poco più che dormitori, privi di centri di aggregazione, piste ciclabili e parchi realmente fruibili e manutenuti, strutture pubbliche per il tempo libero con programmi e materiali ludico-educativi".

“Il nostro", spiegò in quella nota Maria Emilia De Martinis, "è un osservatorio privilegiato e doloroso: privilegiato perché siamo a contatto quotidiano con i problemi, doloroso perché constatiamo giornalmente la disperazione e la necessità di aiuto che non trovano risposte adeguate”. C’è una forte discrepanza tra i servizi sulla carta e quelli effettivamente messi a disposizione di chi ne ha bisogno.

A Foggia, bambini e anziani sono costretti a fare la gimcana tra immondizie di ogni tipo. I marciapiedi ne sono pieni. Spesso proprio i più piccoli e gli over65enni, oltre ai disabili di ogni età, hanno le maggiori difficoltà a poter percorrere liberamente e in tutta sicurezza le vie della città, anche a causa del dissesto di pavimentazioni e manto stradale, per non parlare delle barriere architettoniche e di quelle rappresentate dalla maleducazione degli automobilisti. Se non fosse per alcune parrocchie, non ci sarebbero luoghi di aggregazione, soprattutto d’estate. “Ci stiamo assuefacendo al degrado”, disse la presidente Maria Emilia De Martinis, “ormai fa parte del nostro paesaggio urbano. La cosa più triste è pensare che anche i nostri bambini possano abituarsi a questo stato di cose, come se fosse normale. Non è normale e non possiamo assuefarci. Tutto questo fa bene ai bambini? Possiamo accettare che continuino a vivere in una situazione così degradata?”.

Concordo pienamente con gli interrogativi posti dal Comitato Unicef Foggia e dalla sua presidente Maria Emilia De Martinis. 

martedì 16 aprile 2019

Avere cura di Foggia. Ecco come si presenta stamattina il Rione Martucci



Ecco come si presenta stamattina Via Giuseppe Pepe, proprio nei pressi della scuola elementare Manzoni, al Rione Martucci.
La cura. Avere cura di Foggia, a cominciare dalle strade, i marciapiedi, i parchi e il verde pubblico, la pulizia e il decoro, le panchine, i luoghi e gli spazi a disposizione di tutti, da vivere insieme. Fare in modo che la città sia un posto in cui i nostri figli, i nostri nipoti possano camminare non tra i rifiuti, l’immondizia, le cacche dei cani, ma su marciapiedi puliti, non dissestati, sicuri. Una città in cui i bambini possano giocare nei parchi, non fra le auto e l’inquinamento di un traffico mal gestito e pericoloso per la loro incolumità. Avete l’impressione che questa sia una città per bambini? E gli asili nido, le scuole materne, i parchi: serve potenziare quantità e qualità delle strutture che sostengono le mamme e i papà, l’impegno di assicurare una migliore qualità della vita e più tempo libero e liberato alle famiglie.
Si può ricominciare da una cosa impegnativa, certo, ma elementare, basilare, per una grande città, un capoluogo? Certo che si può fare. Va fatto e lo faremo. Faremo ciò che in questi anni non è stato fatto. Negli ultimi cinque anni non si è avuta cura di Foggia. La città è sporca. La differenziata è un fallimento, non servono statistiche per avvalorare un dato che è sotto gli occhi di tutti. Chi cammina a piedi, anche in centro, deve guardarsi da piccoli e grandi esposizioni all’aperto di mobili ed elettrodomestici in disuso, da marciapiedi dissestati. Ci camminano i nostri nipoti su quelle strade, i nonni dei nostri figli. L’illuminazione pubblica è deficitaria, con intere periferie al buio, ma anche molte zone del centro non sono illuminate a sufficienza. Ci sono immobili di proprietà comunale abbandonati a se stessi, uno spreco incredibile. Possono essere recuperati, si può pensare a restituirli ai cittadini per realizzarne biblioteche e ludoteche di quartiere gestite da associazioni e volontari, a cominciare dalle periferie. Ci sono interi quartieri lasciati all’incuria e al degrado. Il rione Martucci, il Diaz, il Villaggio Artigiani, il Cep, il Salice, Viale Giotto, ma anche la zona di San Michele e, più in generale, tutte le aree che sono lontane dallo spot elettorale di una zona pedonale per cui si sono spesi milioni di euro e con risultati modesti che ora vengono sbandierati. Cosa è stato fatto per il quartiere Ferrovia? Hanno montato un gabbiotto vuoto.  
Costruiamo un patto di cittadinanza con i giovani, le donne, i pensionati per colorare quei quartieri, rivitalizzarli, facendo leva sul senso di comunità che è brace da ravvivare e calore da mettere in circolo. Utilizziamo tutto il potenziale delle associazioni culturali e di volontariato, convocando gli Stati Generali della cittadinanza attiva, promuovendo un programma di obiettivi e azioni che possano avere riflessi immediati e concreti sulla partecipazione, l’aggregazione, le iniziative culturali, sportive, per l’inclusione e l’integrazione di tutti. Solo così si possono rialzare le serrande abbassate, restituire dignità e fruibilità ai luoghi, dare luce ai quartieri.
Ci sono questioni e problemi la cui risoluzione non dipende soltanto dalla città, ma la cura di Foggia dipende esclusivamente da noi e su questo punto si può e si deve sviluppare un lavoro enorme, positivo, partecipativo, coinvolgente, dal basso. L’orgoglio di Foggia non è ostentare una sciarpa, strumentalizzare una maglia che è di tutti. L’orgoglio di Foggia può e deve essere una città che si rialza da cinque anni di propaganda vuota, di cassonetti strapieni e strabordanti, di rifiuti per strada e incendi di discariche a cielo aperto.  Perché questa è una grande città: grande per estensione, per genio e tragedie, per storia e bellezza, grande per cuore e passione. Averne cura è il seme che oggi prepara i germogli del domani. Coltiviamo il futuro